Chi scrive di chi? Intervista ad Anna Vallerugo

Chi scrive di chi? Intervista ad Anna Vallerugo

6 min read

(di DarioVillasanta)

Blogging concept
Blogging concept

Una domanda annosa che affligge il mondo letterario è: chi scrive di chi? Quale indole, intento e metro di giudizio usano i blogger letterari, cosa cercano nei libri, quali meccanismi scattano dall’invio di un testo per la recensione in poi? Potrebbero apparire domande oziose, ma sotto sotto ogni scrittore, più o meno affermato, se ne è posta qualcuna almeno una volta, e forse in molti  lo fanno ancora. Già, perché è difficile e sottovalutata la difficoltà di ricoprire un ruolo nel mondo della cultura 2.0. Forse neppure gli stessi blogger, siano essi studenti con la passione per i libri, siano invece personaggi più preparati che scrivono per testate più autorevoli, sono sempre consapevoli che l’era di Internet renderà indelebili e fruibili le loro idee e considerazioni più di quanto non fossero le Terza Pagina di ben più note firme del passato. A tal scopo desideravo scambiare opinioni in merito con una di loro, la giornalista e blogger Anna Vallerugo. Nota e apprezzata penna di Satisfiction, racchiude in sé un lucido senso critico ammorbidito dall’incapacità di essere, per questo, detestabile. Quanto a me, da tempo faccio di tutto per rendermi antipatico con i miei spigolosi commenti su alcune questioni letterarie, ma pare che non ce l’abbia ancora fatta, perciò proverò adesso.

NOTA: se di seguito troverete idee divergenti espresse con schiettezza, non staremo litigando ma è solo il nostro modo di confrontarci con lealtà.

Anna, quand’è che un blogger letterario valorizza la cultura, e quando invece la deprezza? Parlo del modo in cui ne scrive, della difficoltà di dire ‘non mi piace’ quando si conoscono gli autori di un libro, e così via. 

Stimo particolarmente i blogger che non si lasciano influenzare dalle mode  e osano, scrivendo di autori non necessariamente conosciuti. Vero è che ciò amplifica il rischio di “parlare degli amici”, ma è bene mettere in chiaro da subito che l’onestà intellettuale non va scalfita dall’eventuale rapporto sotteso: mi è capitato in passato di rifiutarmi di recensire libri di persone conosciute perché non li avevo trovati convincenti, ma ho cercato il più delle volte di chiarirne le ragioni con gli interessati. Qualcuno ha apprezzato la sincerità, altri meno.

dondelillo_154310390Chissà perché, la cosa non mi sorprende. Qual è stato il libro con cui sei andata davvero ‘oltre’, vale a dire aldilà della storia che narrava? E chi sono gli autori in Italia che, secondo te,  sanno creare meglio questa condizione per il lettore?

Sono perennemente in cerca del libro “che va oltre”:  proprio per questo non mi sento di fare nomi e cognomi definitivi.  Ripongo grande fiducia in diversi autori italiani, trenta-quarantenni perlopiù, danno la sensazione di essere lì lì per pubblicare cose bellissime…

È stata appena pubblicata sul Corriere della Sera una classifica, quella dei 500 migliori libri dell’anno. Giuria di qualità, così recita. Poi scorgo Bruce Springsteen e Zerocalcare ai primi posti, sopra Simenon, Truman Capote, e immagina quanti altri. Non commento la valutazione della poesia. Ora, va bene sdoganare Dylan con il Nobel, però ti chiedo che senso abbiano certe classifiche e che credibilità, per restare nel tuo, lascino in eredità a chiunque recensisca libri da reale appassionato. Oppure dimmi cosa non ho capito…

Le classifiche fanno vendere e si fanno anche per vendere, ma personalmente non le stigmatizzerei: mi incuriosisce moltissimo chi-sceglie-chi e vi trovo anche tanti suggerimenti di lettura. Rimango colpita dal raddensarsi di preferenze per un certo scrittore che magari a me non piace, ne cerco le ragioni, mi pongo domande. Meglio Dylan in classifica di libri di calciatori e cuochi. Se poi, invece, vogliamo discutere della scelta di Dylan per il Nobel, che ha di fatto escluso gli americani per almeno un decennio, lì mi trovi in assoluto disaccordo.

A proposito del Nobel, tu tifavi per Don DeLillo. Che messaggio si sta dando alla cultura in genere con  queste assegnazioni? Qualcuno potrebbe dire che stanno cambiando tempi e linguaggio, ma basta questo per sovvertire tutto?

Le commistioni tra arti non mi dispiacciono, sono spesso feconde, portano apertura al nuovo. Ma rimango per la sacralità della letteratura e DeLillo (ma anche Roth, volendo), insisto, quel riconoscimento se lo merita di diritto.

Gli intellettuali oggi. Diceva Indro Montanelli di vergognarsi di far  parte di quella categoria, perché sempre vicina e allineata su quanto fa moda, solo apparentemente ‘contro’. Più in generale, resiste un atteggiamento snobistico di sentirsi élite, lontana dal popolo (Risorgimento docet) o c’è a tuo avviso segnale di un’inversione di tendenza, da questo punto  di vista?

Esistono? Esistiamo? In nome di cosa possono/possiamo arrogarci il diritto di dirsi/dirci intellettuali (che poi anche sul termine temo obsoleto ci sarebbe da riflettere), di una supposta capacità di penetrazione di testi, per dirne una? Bella arroganza, non credi, Dario? Ci sarebbe da far partire un dibattito su esistenza, ruolo, definizione di queste figure. Fino a qualche tempo fa era tutto più chiaro: volevi leggere di letteratura? Andavi in Terza pagina e le trovavi lì le parole degli intellettuali: i commenti, le stroncature, le opinioni. Ora, la situazione è – per usare un termine abusatissimo – fluida. Molto meno elitaria per via dei mezzi che si utilizzano, social in primis. Con la maggiore facilità di approccio, cade la soggezione: ma se resta riconosciuta una certa autorevolezza in chi la merita, non è un male.


anna-pordenone_editedPer l’appunto: direi che chi de facto riveste un ruolo non debba  né possa nascondersi dietro un dito, e prendersi delle responsabilità. Ma temo che su questo tema apriremmo un vaso di Pandora, perciò
per chiudere ti chiedo, a mo’ di gioco: se avessi la bacchetta magica, che difetto toglieresti agli scrittori di oggi?

Di oggi, ma anche di ieri: quando non è giustificata da una produzione letteraria alta, l’egolatria.

La cui altezza, come dicevasi, verrà decretata da chi? No basta, scusami, smetto di torturarti (Sorridiamo).

La chiacchierata finisce, è stato come berci un tè dopo una giornata dura, a scambiare opinioni che tanto diverse, in fondo, non sono. Il mio ringraziamento è sincero, e appena finito questo pezzo tornerò a darle il tormento privatamente al prossimo post su DeLillo (E qui fuggo…).

 

 

 

dariovillasanta

Related Posts

Dov’è finito il bello da trasmettere? Dialogo sull’arte con Ippolita Luzzo

Il senso di Marco per la ‘rece’, ovvero: cos’è e come va fatta una recensione secondo Marco Patrone

Lettera a Dostoevskij

Lettera a Dostoevskij

Che auguri potremmo darci? Massimiliano Santarossa lo ha scritto per noi

Che auguri potremmo darci? Massimiliano Santarossa lo ha scritto per noi

No Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.