Gli ‘Orfani bianchi’ di Antonio Manzini: una storia di ‘ultimi’, una storia di tutti.

Gli ‘Orfani bianchi’ di Antonio Manzini: una storia di ‘ultimi’, una storia di tutti.

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(Recensione di Dario Brunetti)

La protagonista di questa incredibile e attuale storia di Antonio Manzini (Orfani bianchi) e’ una giovane ragazza moldava di nome Mirta, cui spetta affrontare una vita che le impone un’abbondanza di sacrifici e umiliazioni, benché lei si ponga per indole a disposizione di chi soffre. Le riesce perciò di trovare lavoro: appunto come badante, presso una famiglia borghese della Roma bene.

Mirta ha anche un figlio, Illie, a cui dedica amore e ogni attenzione,  ma la tanta, troppa distanza che divide i due rende quel rapporto madre-figlio  tormentato e motivo di scontinue sofferenze. Così accade che Mirta si ritrovi sola per lavorare nella capitale, ad accudire donne anziane che anch’esse sono addolorate da una simile sorta di lontananza: ugulmente dai loro stessi famigliari,  a cui però devono una condizione di spietato, volontario abbandono.

Non sarà facile per Mirta vivere il contatto con quella dura realtà, fino a quando però avrà modo di iniziare a confrontarsi con una di loro in particolare: la ricca Eleonora. L’anziana è una donna con alle spalle una vita nel segno della bellezza, e darà poi, a suo modo, l’aiuto necessario a Mirta stessa per capire come trovare la salvezza, quella della serenità, cioè quanto desidera per lei e per il suo piccolo Illie.

Con Orfani bianchi, Manzini mette da parte un personaggio come il celebre vicequestore Rocco Schiavone, per far spazio ad altre vite e realtà e regalare così ai lettori una storia definibile più che mai dei giorni nostri: pura e limpida, ancorché dannatamente struggente, tramite questa protagonista che deve far fronte a continue avversità,  con cui la vita la mette continuamente a dura prova.

L’autore in questo libro sa descrivere il tutto con grande saggezza e preziosa lucidità, raccontando una storia che non è solo di Mirta, bensì di tanti altri in Italia e che non può non far riflettere. Dipinge un ritratto della nostra società, alla quale osa mostrare schietto l’esistenza  di tanti e invisibili ultimi che vivono intorno a noi, esseri umani sfortunati che dalla vita hanno avuto poco, o quasi nulla, e che provano a difendere il poco che hanno con tutte le loro forze.

Il romanzo concentra l’attenzione su tanti temi di oggi: la disoccupazione dilagante, come le tante madri costrette a lasciare i figli in istituti per poter cercar  lavoro; più in generale il diritto alla dignità, da tutti anelata e da raggiungere anche a prezzo di accettare lavori che sovente, invece di rendere più liberi, consumano gli individui riducendone le forze finanche allo stremo,  gravando ancor più sulle  sofferenze già esistenti.

Manzini riesce a scuotere il lettore fino alla commozione con questa vicenda di forte intensità emotiva, e dimostra una speciale sensibilità d’animo nel raccontarla, lasciando un segno per me indelebile, sia per la capacità di  non permettere al lettore alcuna indifferenza – per quanto la lettura  scorra fluida, portando inesorabile a divorare una pagina dopo l’altra – sia per l’impatto emotivo di una storia che, già di per sé, sovrasta con esso le parole stesse.

Titolo: Orfani bianchi,   di  Antonio Manzini. 

Anno: 2016,  240 pagine.

Edito da: Narrazioni Chiare Lettere. Prezzo:  Euro 13/14,00

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