Gulliver era pazzo? Sì, ha conosciuto i vicini di casa

Gulliver era pazzo? Sì, ha conosciuto i vicini di casa

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(di Dario Villasanta)

In un momento particolare della mia vita, in cui vagolo qua e là per l’Italia, spostandomi da una città all’altra e da una regione all’altra ogni due giorni, non ho potuto fare a meno di collezionare momenti e volti di un Paese nel pieno delle sue incertezze, economiche e sociali oltre che, in special modo, umane e culturali.

Abbiamo in genere una percezione comune su come va il nostro mondo, e l’assorbiamo e modo nostro dai media o dai social, per qualche esperienza diretta ma in via soltanto personale, e molto meno –  questo mi ha colpito – osservando chi abbiamo intorno, le persone che abitano le nostre città, quartieri e condomini.

Non nascondiamoci dietro un dito: siamo tanto presi dalle nostre singole vite e vicende personali – e giustamente, ci mancherebbe – che non c’è spazio, né di tempo né di energia,  per voltare lo sguardo un solo attimo altrove da noi. Questa frenesia che l’oggi ci impone diviene un pensiero altrettanto frettoloso, disattento se non anche superficiale, su tutto e io, per primo, devo farne ammenda.

Perché un conto è il sentir dire di lavoratori non pagati, di aziende che chiudono e fallimenti generali; un altro è vivere, come ho fatto e sto facendo, tante case e famiglie in poco tempo e assistere dalla prima fila le loro storie. Che sono note, sì, eppure udite lontane e indistinte. Sono diverse ma anche tutte uguali, perché d’altronde i problemi sono i medesimi per tutti, le reazioni forse più personali ma, anche lì potreste stupirvi.

La mia condizione, che è l’unica che posso conoscere bene, è un po’ quella di un Gulliver che naviga senza volerlo, trascinato ora qua ora là da acque e vortici che pensava di conoscere, ma che i fatti gli svelano veicolo di sorprese immense.

Ho pertanto navigato in mari dagli orizzonti foschi, approdando di volta in volta da Lillipuziani e giganti, nei cieli del benessere come in mondi dichiarati inesistenti, benché sviluppatisi nei parchi, nelle piazze e nelle strade. Ho trovato la solidarietà del povero come l’egoismo del ricco,  l’ignoranza dell’uomo ‘di cultura’ e l’immaturità nel presunto ‘saggio’. Ho visto rinnegare l’amore materno come non si può credere, come l’umanità professata dalle religioni; ho conosciuto insomma un mondo alla rovescia ma rivedendo anche il mio, come Gulliver; perchè siano essi, i tuoi ospiti, Lillipuziani o giganti di Brobdingnag, tu per essi sei sempre quello sbagliato o dannoso, come in ogni famiglia a cui vorresti anche dare qualcosa di tuo.

Puoi solo farti apprezzare come individuo e alfine, come Gulliver, una volta a casa – o dove ti risulta come tale – se vorrai raccontarlo, se vorrai spiegare come le incrollabili certezze postate su Facebook al mattino mentre siamo al cesso,  quelle  che sappiamo tutti ma di cui non sappiamo realmente un cazzo, dovrai passare per pazzo e disadattato, oppure negare tutto per tornare a vivere come prima. Come lui, come Gulliver appunto.

Perciò lo dichiaro per amor di pace, avendone già abbastanza di mio: Gulliver era un pazzo. Io sono un pazzo. Ma se voi sarete così incoscienti da voler lasciare i vostri porti, viaggiare davvero, fatelo cominciando da vicino a casa: perché la follia vera inizia proprio nella porta accanto.

 

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dariovillasanta

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