Un’onda anomala: la vita secondo Claudio Marinaccio.

Un’onda anomala: la vita secondo Claudio Marinaccio.

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(di Dario Villasanta)

A Claudio Marinaccio non puoi chiedere tutto, e sperare in una risposta ben confezionata. Devi lanciare il sasso e lasciare che lui faccia le onde. È questo che ho pensato, prima e dopo aver spedito le domande al giornalista e scrittore che sferza di ironia il costume italico odierno, vestendo i panni del monellaccio che, in realtà, è più un tradizionalista, in certi termini, di molti benpensanti illuminati, dalla parola ricamata ma dall’esempio di vita che sovente la smentisce. E allora lanciamo qualche sasso, apparentemente sparso qua e là tra cultura e costume, aspettando l’onda anomala di Marinaccio.

Claudio, fuori dal coro per professione, o ‘dentro’ per costrizione?

Fuori dal coro è un’espressione che mi fa sorridere. Perché, onestamente, a chi piacerebbe stare nel coro se non a quelli che ci cantano? A parte le battute non mi sento né fuori né dentro. Odio quando si viene catalogati, perché così si sminuisce la persona. Mi piace camminare per la mia strada, che non sempre è quella tracciata da altri. Ogni tanto mi piace perdermi dentro boschi inesplorati e altre volte camminare in comode strade asfaltate. Basta che non ci sia tanto traffico, perché lo odio.

 La domanda precedente aveva un perché: qualsiasi realtà attinente alla parola sa di poco, viene gonfiata o svilita a piacimento, o travisata (dicono i politici) in quanto sono solo parole. Nella culla della civiltà, perché questo decadimento della parola? E perché lo permettiamo?

Secondo me non c’è un decadimento della parola, ma un utilizzo improprio del modo di dire “sono solo parole”. È una scusa, un modo semplice e indolore di non prendersi le proprie responsabilità. Le parole hanno un peso specifico importante, con esse comunichiamo. Sono il mezzo più utilizzato per trasmettere informazioni. E bisognerebbe essere così uomini o donne da avere il coraggio delle proprio parole. Piuttosto ponderarle ma mai sminuirle.

I social Network come palcoscenico ecumenico, ovvero: ‘prenditi il tuo palcoscenico anche tu!’. In tutto questo, lo scrittore la fa da (pessimo) padrone e, direi, ormai si rischia lo sbeffeggio se ci si dichiara tali. Eppure tu hai avuto il coraggio di pubblicare ancora un libro… Eri solo sbronzo, o sei fuori di testa di tuo? (ovviamente battuta, nda)

Sono spesso sbronzo ma questo non influisce nella pubblicazione dei miei libri, non in maniera diretta. Avere il piacere di bere un paio di bicchieri di vino o una birra non mi fa uscire un libro. Non è così semplice. Il fatto che i social abbiano aperto le porte di casa degli scrittori e delle scrittrici non significa che questa professione sia più facile, anzi. Dietro ogni libro c’è un lungo lavoro di creazione, di artigianato. Di lavoro di squadra, con editor, editore, grafico, ufficio stampa e molti altri. Solo perché uno scrive una cazzata su Facebook non significa che non sia un autore serio. Bisognerebbe un po’ sfatare il mito dello scrittore tormentato che è triste tutto il giorno. Ce ne saranno ma non significa che sono tutti così. Scrittrici e scrittori sono persone fatte di carne e ossa, che cagano come tutti. Esseri normali, con tutti i pregi e i difetti degli altri.

Claudio, abbiamo finiti i preamboli e ora facciamo sul serio: cosa ti fa incazzare di più dell’Italia di oggi?

Non c’è una cosa in particolare solo italiana che mi fa incazzare. C’è un problema globale che non sopporto: la mancanza di dialogo. Tutti credono di avere ragione su tutto, hanno le loro teorie e per quelle teorie morirebbero. Rilassateci, nessuno di noi cambierà l’universo. La Terra continuerà a girare, il sole a scaldare e noi a morire. A me piace il dialogo, imparare dagli altri ma sembra sempre più difficile farlo. Stiamo diventando integralisti delle nostre idee e non siamo poi così lontani dai terroristi che si fanno saltare in aria. Si litiga sul cibo. Cioè su cosa mangiamo. Vegetariano, vegani e gli stessi carnivori che cercano di convincerti che hanno ragione. Mangiate che cazzo volete senza rompere al prossimo.  Ci piace complicarci la vita con le cavolate.

Di te colpisce l’ironia (amara per definizione) su usi e costumi odierni: stratagemma per affrontare la realtà che ci circonda, o facile via di fuga per non sbattere contro muri di gomma?

Entrambe le cose. Sin da piccolo sono stato ironico. La trovo una soluzione divertente ai problemi dell’esistenza. Dal mio punto di vista ci prendiamo troppo sul serio ed è per questo che siamo sempre pronti a litigare. Ma per essere veramente ironici bisogna avere il coraggio di essere anche auto ironici. Altrimenti si crea un distacco troppo grande con le persone.

Claudio, dalle pagine di Donna Moderna come di GQ, o Mucchio Selvaggio. Dalle riviste alla Tv, come linguaggio, il passo è breve o c’è altro che le separa?

Non ho mai scritto per la televisione e, non nego, che mi incuriosisce. Quindi a questa domanda non ti posso rispondere. Oppure dire una cosa a caso come: tredici metri.

La vita è un orto, dove ti prendi quello che vuoi, oppure esiste ancora margine per le scelte?

 Abbiamo tantissime scelte. Ci sono tante cose che si possono fare e non fare. Bisognerebbe avere il coraggio di alzare il culo e lavorare giorno e notte per quello che si desidera. Rinunciare al sonno, alle uscite. Ottimizzare il tempo. La frase “non ho tempo” è una stronzata. Soprattutto se lo stai scrivendo su un post su Facebook.

Lo chiedo al Claudio-padre: i genitori e lo Stato stanno pretendendo un reciproco scambio di ruoli, ovvero: tu Stato educhi i figli, voi famiglie li sostenete dove dovremmo farlo noi. Siamo davvero a questo punto?

Non credo. Chi lo dice? Io ho il dovere morale e sociale di educare mio figlio. Farne uno non è uno scherzo. Essere genitori è il più bel faticoso lavoro del mondo. Ti regala milioni di emozioni ma è faticoso, difficile. Si sbaglia continuamente. Ma sono i genitori a dover trasmettere ai figli i valori, l’educazione e l’amore per la vita. Per quello che essere genitori dovrebbe essere visto come un dono e non come una cosa scontata. Dallo Stato pretendo solo che sappia non sprecare l’immenso talento che ogni bambino e bambina possono sviluppare. È un compito difficilissimo. Non sprecare la loro energia, sono il domani, ma è oggi che vanno aiutati.

 Era proprio per quello, che ti ho posto la domanda: non sono certo che dia un concetto scontato. Ma mi piace concludere con un ‘sasso’ da lanciare lontano: quale cazzata hai visto commettere dicendoti ‘non l’avrei fatta neanche io’?

 Sono tante, e quando vedo un idiota fare qualcosa di tanto stupido spero sempre che non ci sia un lieto fine. Per lui intendo. È una sorta di selezione naturale.

Dicci quale opera letteraria, se condo te, riflette al meglio il mondo di oggi.

‘It’ di Stephen King per come racconta le paure e la crescita. ‘1984’ di Orwell per il controllo. ‘A volte ritorno’ di Niven per l’idea di religiosità. Infinite ‘Jest’ di Wallace per la complessità della vita, nonostante sia più semplice vivere al giorno d’oggi. ‘Invisible monsters’ di Palahniuk per l’ossessione per la bellezza. ‘La metamorfosi’ di Kafka per il disagio esistenziale. ‘Ghiaccio nove’ di Vonnegut per il fanatismo religioso. ‘Bassure’ della Müller per capire dove gli esseri umani possono arrivare. ‘Watchmen’ di Moore, perché non ci possiamo fidare neanche più dei supereroi.

Rifletto sulle risposte di Claudio, e mi dico che avrei voluto chiedergli di Blue Whale come della paura del terrorismo, dell’amore in generale e in certi particolari di oggi. Poi sospiro, perché a questo punto dovrei scrivere un libro anch’io ma solo su di lui, e siccome sono un autore piccolo e invidioso non lo faccio. Scherzi a parte, ha già prevenuto queste domande con le sue risposte e, spero no se ne abbia se vorrei in Italia una sit-com tipo ‘La vita secondo Jim‘ , ma con lui, Claudio Marinaccio, che ce la racconta dalla poltrona, leggendo il giornale con una birra in mano e la prole schiamazzante che gli corre intorno, usando l’ironia come ponte tra noi e il mondo intorno.

 

Chi è Claudio Marinaccio: è nato a Torino nel 1982. Collabora con diverse riviste tra cui «GQ», «Il Mucchio», “linus” e «Donna Moderna». Nel 2016 esce il suo romanzo Come un pugno (Aliberti), nel 2017 Non disturbare (Miraggi Edizioni). Alcuni suoi racconti sono apparsi in diverse antologie e riviste.

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dariovillasanta

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