Boss e Nazionale: l’Italia si faccia un bel bagno di umiltà.

Boss e Nazionale: l’Italia si faccia un bel bagno di umiltà.

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(di Dario Villasanta)

Dall’Italia esclusa dai Mondiali di calcio al trapasso del ‘capo dei capi’: cosa c’entrano tra loro queste due notizie?

Sono due schiaffi morali a un Paese che è fatto di partite di pallone e del rivolgersi agli ‘amici degli amici’, anche solo per poter trovare lavoro, come consuetudine. Calcio e mentalità mafiosa, insomma.

Mio padre, quando ero ancora bambino, mi diceva: “Vedi Dario, finché la gente avrà la partita di pallone, un piatto di pasta e le puttane, non farà mai una rivoluzione.” Montanelli, da ben altro gradino intellettuale, citava un suo maestro con queste ,parole: “Gli italiani sono un popolo che non ha memoria. E un popolo senza memoria non può avere un futuro.”

L’abbiamo, questa memoria? O meglio: l’avremo da oggi?

Da queste due, diverse lo so, citazioni, una conclusione: se non cogliamo le sconfitte cocenti per imparare, non lo faremo mai.

La prima, lo so, è cosa risibile, anzi un sollievo: mi eviterà serate estive di folle imbesuite pronte a lasciare la moglie pur di guardare la partita della Nazionale e di improvvise grida belluine a scompensare il mio già malmesso miocardio. La seconda, invece, è seria e tragica: chi non avrebbe voluto sapere da Zi’ Totò le tante verità italiane che, ancora oggi, centinaia di famiglie vorrebbero, o meglio lo dovrebbero pretendere, di conoscere dallo Stato per capire almeno il perché, o il come, della fine dei loro cari?

Il punto comune è un bagno di umiltà infinito. Uno di quelli che tocca (e non solo in questi due casi, ma nel campo della cultura ad esempio, in cui non vinciamo un Nobel dai tempi di Fo – Eco è andato, e nessuno gli ha detto ‘  grazie’ – e che sta collassando) a un Paese che non è più in grado di gestire sé stesso, e viene toccato nel vivo su due delle cose che diceva mio padre: il pallone e il piatto di pasta (da cui conseguirebbero anche le puttane, ma vabbé).

Un Paese di sbruffonate politiche dove “tutto cambia perché nulla cambi“, per citare Tomasi da Lampedusa, o almeno si finge che qualcosa cambi. Piagnucola, Italiano, piagnucola e ti verrà dato. O, almeno, così credi.

C’è differenza tra il mondo attuale e gli anni ’80 -’90: era gente preparata, quella che ci fotteva, dava pure l’impressione di saper fare il suo mestiere e spesso, purtroppo, era così. Nonostante tutto, quanti politici abbiamo avuto con il il coraggio di dire dei ‘no’ secchi agli USA, come fece Craxi nel caso Sigonella, quando stavamo per arrivare addirittura a uno scontro a fuoco tra i nostri VAM e le Delta Force americane?

Oggi, no. Da tempo siamo proni a strani europeisimi e avvezzi a svendite di beni nazionali (coste, mari, suolo) a maneggioni stranieri che a prezzo stracciato hanno comprato tesori unici al mondo. Per non parlare di Telecom, Ferrovie, aziende private ma non solo: l’incapacità di saper appoggiare iniziative intelligenti e convenienti; tra poco in Italia ci faranno vendere gli ultimi stracci di potestà sulla nostra terra. Baldanzosi campeggeranno i vessilli dell’Est, un particolare Est cui verrà data ogni licenza, prima negata agli Italiani, purché portino soldi e lavoro. Solo che, il lavoro, noi Italiani lo troveremo come raccoglitori di carta straccia in giro per le strade, se ci andrà bene. E non altro.

Stiamo diventando schiavi a casa nostra, e non è un panegirico anti-immigrazione. Quella non c’entra proprio nulla e, anzi, viene strumentalizzata a sproposito da chiunque.

Stiamo diventando schiavi della nostra inerzia, delle nostre debolezze e di quel rassegnarci a uno Stato che non dice mai la verità, ma che pretende sacrifici dalle vittime.

Ecco, allora, il mio modo di intendere l’uscita dell’Italia dai Mondiali e la morte, in silenzio, di Totò Riina: uno schiaffo morale e un dovuto bagno di umiltà. Che forse non servirà a nulla, ma che intanto ci tocca ingoiare, o usare come pretesto per fare davvero qualcosa.

Altrimenti, vi resta solo Facebook e che Dio vi benedica. Amen.

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dariovillasanta

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