Monsieur Les Flaneurs: Alessio Rega

Monsieur Les Flaneurs: Alessio Rega

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(Intervista di Dario Villasanta)

Una volta un amico scrittore – uno fra i pochi che definisco tali – mi disse: “Dario, meglio pubblicare con CE piccole o medie, ma di qualità e che puntino su di te“.  Alessio Rega con la sua Les Flaneurs mi ha dato quest’impressione, anche umanamente, ho percepito quello che piace a me: schiettezza, pochi fronzoli e tanta sostanza. Precisazione: se qualcuno, dopo quest’intervista, penserà che stia facendo una marchetta può cambiare lettura sin da ora, perché non mi appartiene. Al contrario, colgo l’occasione per domandare a Monsieur Les Flaneurs qualsiasi cosa possa sembrare anche fastidiosa, perché so che mi risponderà senza mezzi termini o frasi di circostanza. Il resto, giudicatelo voi.

Alessio, sei d’accordo con la frase con cui ho aperto l’articolo sull’opportunità di pubblicare meglio con piccole o medie CE? E perché?

Non credo sia una questione di dimensioni. Credo che la cosa importante sia pubblicare con case editrici professionali che abbiano al loro interno persone qualificate e che seguano gli autori in ogni fase della pubblicazione, dalla valutazione del manoscritto alla promozione del libro stampato.

Io – e non solo io, credo – mi chiedo come sia materialmente possibile, nella crisi editoriale di oggi, specie a livello economico, puntare su autori anche sconosciuti e seguirli come ti ho visto fare. Seguirli anche di persona, viaggiando, e senza paura di ‘sporcarsi le mani’ mettendosi in gioco in tutta Italia.

Io credo molto nel mio lavoro e per questo motivo ci metto anche la faccia. Seguire i miei autori mi permette di entrare in contatto con altre realtà, di esplorare nuovi mercati e di conoscere tante nuove persone. Si può migliorare soltanto attraverso il confronto, in alcuni casi persino “rubando” qualcosa dalle altre case editrici.

Nel momento in cui sto scrivendo sei alla Fiera del libro di Modena (BUK Festival, piccola e media editoria). Tempo prima sei stato a Tempo di Libri, a Milano. Poi arriveranno il Salone di Torino, e via dicendo. La domanda che mi pongo sempre è: sono ancora saloni per lettori, o appuntamenti per addetti ai lavori che si comprano e leggono a vicenda, magari approfittando per postare qualche foto ‘promo’ sui Social? Esiste davvero un indotto ‘nuovo’ di pubblico a ogni fiera?

Secondo me sì. Credo che le fiere siano davvero un momento importante e un’occasione buona per far nascere nuovi lettori. Non credo siano solo un’occasione di incontro solo per addetti ai lavori. Anzi, le fiere dimostrano che gli appassionati alla lettura ci sono. Vanno coccolati cercando di offrire libri di qualità, curati in ogni dettaglio.

Passiamo alla gestione degli autori. In genere son loro stessi che si pagano tutto: trasferte per presentazioni, a volte libri in anticipo per avere più margine nelle vendite, e investono tempo quando non anche denaro nella promozione. Con queste premesse, perché un emergente seppur di talento dovrebbe scegliere di pubblicare con una piccola CE invece di autopubblicarsi? In questo caso, farebbe le stesse cose ma con più margine economico.

Dipende dal motivo per cui scrivi. In Italia sono in pochi a vivere solo di scrittura. Se tu esordiente non sei disposto a fare sacrifici, la cosiddetta gavetta, non vai da nessuna parte. Una casa editrice che lavora bene, ti offre innumerevoli opportunità. Ti accompagna in tutte le fasi del processo di pubblicazione. Noi offriamo tutto il supporto necessario ai nostri autori, cerchiamo di promuoverli in tutte le occasioni possibili. L’anno scorso abbiamo partecipato a una decina di eventi tra fiere e festival. I libri autopubblicati, da lettore, per me non esistono. Non c’è una valutazione, non c’è un minimo controllo di qualità. Io non li leggo. Ci sono talmente tanti libri da leggere. Per quale motivo dovrei scegliere un self?

Questa domanda è vecchia e sembra superata, ma te la pongo lo stesso: gli ebook stanno davvero prendendo seriamente piede, e con quale vantaggio – e per chi?

Gli ebook rappresentano un’ottima alternativa e uno strumento in più per diffondere i libri. Non capisco perché vengono visti come uno spauracchio. I cartacei continueranno a esistere perché i lettori amano ancora sfogliare un libro e appropriarsi delle sensazioni che questa attività regala.

In un colloquio con Loriano Macchiavelli, egli mi disse “I libri belli vendono meno!”. Qualcuno potrebbe obiettare “e chi decide quali sono i libri belli?” (e lo ha fatto Romano De Marco, nda). Tu che hai come punto di partenza l’idea di produrre libri di qualità, come dirimeresti la questione?

La questione è molto complessa. Impossibile definire cosa è un libro bello. Quello che posso dirti, per quanto ci riguarda, è che noi proviamo a cercare storie interessanti, scritte bene, originali e poi le curiamo in ogni dettaglio. Un libro ben fatto e sicuramente meglio di un libro sciatto, con una marea di refusi e tipograficamente non all’altezza. Poi c’è sempre il gusto del pubblico. Alla fine sono i lettori a decidere.

Dimmi la verità: quanto ti secca, da uno a dieci, quando le classifiche di vendita, i portali letterari e i critici danno un’attenzione smodata a libri che non ritieni minimamente all’altezza di quelli dei tuoi autori? E che pensieri ti vengono in mente in quei momenti? E che differenza c’è tra un libro che piace e un bel libro, se c’è?

Le classifiche non le guardo. Mi interessano ben poco. È ovvio che le major hanno budget economici che noi possiamo solo sognare e che quindi possono influenzare il pubblico, o anche la critica, attraverso una comunicazione martellante. Io guardo in casa mia, cerco con il mio staff di lavorare al meglio, di far conoscere i nostri testi, di allargare sempre più il bacino di utenza.

Inutile negarlo: il mondo dei libri è un circolo chiuso composto da tanti altri piccoli circoli chiusi. Esiste davvero qualcuno in questo mondo che avrebbe i mezzi per cambiare questa mentalità, e far tornare le CE una scrematura credibile nella scelta di una buona letteratura da offrire al pubblico?

Anche in questo caso, il discorso è molto complesso. Io credo che la letteratura si faccia al di fuori dell’editoria che è un’industria come un’altra. Sfugge sempre una cosa. Un editore è un imprenditore e non un mecenate. Il suo obiettivo principale è vendere il maggior numero di libri possibili, se non riesce in questo allora non sarà nemmeno possibile pubblicare opere che rientrano in quella che si definisce “letteratura”. Oggi si assiste comunque a un’iper produzione di libri, continuano a esistere case editrici a pagamento che pubblicano qualsiasi cosa. Insomma, ci sarebbe molto da dire.

In questo universo popolato da millantatori, CE che fingono di non essere a pagamento ma sono truffatori e svariate altre categorie dannose agli autori e a chi lavora seriamente come te, in realtà nomi e cognomi di chi rovina la piazza si sanno, e molto bene. Perché nessuno di voi addetti ai lavori non li fa pubblicamente? Non rendereste un servizio migliore a chi scrive, a chi legge e anche a voi stessi?

Una persona che vuole fare lo scrittore e non può non conoscere quali sono i meccanismi editoriali. Le case editrici a pagamento non fanno nulla di illegale. Quello che mi preoccupa è che ci siano ancora persone che considerano pagare per pubblicare come se fosse una cosa normale.

Ultima domanda. Hai scelto un mestiere difficile, e la crisi colpisce gli editori più di altre categorie: chi te l’ha fatto fare, e in cosa vedi la luce che ti dà speranza per il futuro del tuo lavoro?

Come in ogni ambito, se si lavora con serietà e professionalità i risultati arrivano. Bisogna avere pazienza e non smettere mai di investire e innovarsi. L’editore è sempre stato il lavoro dei miei sogni, e adesso che ci sono riuscito non temo nulla.

Ecco, visto? Come dicevasi: pochi fronzoli da parte di Alessio Rega. Se preferivate leggerne asti o frecciatine dirette a destra e a manca, non avevate colto il personaggio. Lui non parla per sentito dire, ma solo di ciò che sa e, soprattutto, fa quello che dovrebbe fare ognuno di noi: guardare in casa sua e lavorare come sa. Il resto conta zero.

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dariovillasanta

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