Arte Vs ignoranza, ovvero: l’arte di sfottere che ci rende liberi.

Arte Vs ignoranza, ovvero: l’arte di sfottere che ci rende liberi.

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(di Dario Villasanta)

Chi l’avrebbe mai detto? Una statua donata alla cittadinanza da privati ha scatenato l’inferno nelle tranquille pieghe dell’Appennino bolognese. Come sempre accade, nel momento esatto in cui qualcuno si azzarda a fare qualcosa destinato al pubblico si accendono le discussioni: poteva far meglio, poteva far peggio, poteva non farlo, ecc.

La realtà è che è facile parlare solo quando non si è fatto niente, quando si è spettatori delle opere altrui, ma in ogni caso va riconosciuto il diritto di ognuno di dire ‘mi piace’ o ‘non mi piace’. Il motivo per cui scrivo questo articolo è che non avrei dovuto poterlo scrivere… Sì, avete capito bene. Cosa c’entra una statua tra le montagne appenniniche più isolate con ‘leggere oltre le storie’? Semplice, che è diventata una storia di cultura da narrare, un po’ grottesca e un po’ comica, deciderete voi.

In questa cittadina chiamata Vergato, vicino a dove abita Guccini e paese natale di Loriano Macchiavelli,  viene come detto eretta la statua regalata alla cittadinanza come rappresentazione del luogo, una scultura in bronzo e gesso che richiama le fattezze di un fauno circondato di elementi naturistici di stampo boschivo e che tiene sulle spalle un folletto, mentre ai piedi giace una base a temi acquatici. Cosa c’è di strano? Nulla, perché il fiume Reno e gli elementi naturali sono la perfetta rappresentanza del luogo, che in sé ha credenze miti e leggende diventate tradizioni con protagonisti appunto folletti ed esseri che regnano nei boschi, il Fauno appunto. Tutto  bene? Macché! Il Fauno sprizza acqua anche dal rametto di un grappolo d’uva messo al posto delle pudenda, ma ai più sembra proprio un pene eretto e tanto basta per far esplodere la polemica.

E mentre sui giornali e nei TG nazionali infuriava la polemica sulla casa editrice di estrema destra estromessa dal Salone del libro di Torino, o sugli scontri di Casal Bruciatoa Roma contro una famiglia ROM, appena più sotto e tra le stesse pagine di quegli stessi giornali, abbiamo potuto leggere ‘lo scandalo’ della fontana di Vergato.

Un cosiddetto Senatore della Repubblica, che conoscete come l’illuminato sostenitore della donna sottomessa e della famiglia arcaica, e che fa di nome Pillon, arriva a Vergato arringando la folla con deliri vari sulla necessità di ‘coprire con colata di cemento’ quell’aberrazione, blasfema e pornografica. Gli hanno riso in faccia, dite voi? Non so, non c’ero, ma intanto la storia ha un seguito inquietante quanto comico: l’arrivo di un lungo capello biondo e serissimo, abbigliato da non be specificato religioso, che va alla fontana e dal povero innocente Fauno per esorcizzarla dal demonio. Seguono lo sfregio vandalico della statua con una secchiata di sterco e una marcia silenziosa di tuttala cittadinanza che riempie le vie del paese per dire ‘no’ a vandali e predicatori da medioevo.

Se non sapete se ridere o piangere, a questo punto, sappiate che è lo stesso anche per me, soprattutto quando si sparge la voce tra gli abitanti più conosciuti credibili che in realtà il biondino-esorcista dalla chioma ‘Motley Crue-style’ altro non è che uno spogliarellista romagnolo.

Intanto l’Italia si infiamma sul caso Siri, sulla campagna elettorale per le europee e ancora il Salone del libro e Casal Bruciato. E ancora il Fauno di Vergato.

Ma, dovreste ormai saperlo, noi italiani abbiamo tanti difetti spregevoli, però anche una qualità che ci fa emergere sopra tutte le situazioni di tensione e pressione estrema: lo sfottò.

L’ironia e la comicità che, dopo accese discussioni tra amici e vicini di casa nei gruppi Facebook della zona, si sono aperte sulla situazione farebbero impallidire ammirati anche Gino & Michele e qualsiasi autore di satira, Crozza compreso.

Vi risparmio – ma solo per non far torto a nessuno – le espressioni più irresistibili della popolazione intera, favorevole o meno alla statua, ma ormai alleata tutta nel far cadere nel ridicolo le strumentalizzazioni di un semplice, povero e innocente cazzo di Fauno dell’Appennino!

Qui sotto il mio breve servizio live, voce roca e impastata causa bronchitona, riprese così-cosà grazie al barista della piazza. Il quale, a proposito, trovate in video mentre gli chiedono “secondo lei, cosa rappresenta quella scultura?” Lui, aggrottando al solito le sopracciglia e stufo di quelle manfrine inutili, risponde: “Il batacchio del barista!” e se ne va.

E’ solo una fontana , signori, una bellissima – o bruttissima – fontana. E intanto, i gruppi di curiosi che si avvicinano per guardarla e farsi foto con lei aumentano sempre di più. Alla faccia di Pillon, dell’esorcista e di chi ci vuole male: adesso sì che questa scultura potrebbe iniziare a chiamarsi, chessò,  ” La fierezza dell’Appennino” perché oggi, e più di ieri, le folle di curiosi che vogliono una foto col Fauno crescono di volta in volta. Chi dite che dobbiamo ringraziare: lo spogliarellista vestito da esorcista, la marcia silenziosa o il Senatore medievale? Ai posteri l’ardua sentenza.

dariovillasanta

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