Ippolita Luzzo e i luoghi comuni sui libri: veri o falsi?

Ippolita Luzzo e i luoghi comuni sui libri: veri o falsi?

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(Intervista di Dario Villasanta)

Se è vero che viviamo di luoghi comuni, pochi ambiti  ne sono incrostati come quello letterario. Perché dunque non trovare qualcuno di preparato ma umile, senza peli sulla lingua, che ci spieghi le cose come stanno fregandosene degli scambi di ‘like’ o dei rapporti di convenienza? Una persona così esiste e ha il pepe sulle parole, moltissimi la conoscono già per bene: siore e siori, eccoci qui a dare il benvenuto alla Regina della Litweb, Sua Maestà Ippolita Luzzo!

Per capire meglio chi abbiamo di fronte, riporto qui un suo recente post a cui allego link:

L’agenda delle citazioni” del cazzo”

“Vedo che molte scrittrici, versatili in ogni campo, giornalistico e di creazione eventi, posseggono una agenda di citazioni importanti, frasi di autori importanti, con cui imbellettano il loro sublime dire. 
Li ascoltiamo tutti ammirati, e parlo al femminile perché il fenomeno fra gli uomini é più circoscritto. 
Sono le donne, infatti, “ancillae” dell’altrui pensiero a raccogliere e regalarci a mitraglietta citazioni e citazioni nel loro splendido dire. Vorremmo tante sapere a volte se abbiano anche loro un pensiero e leggiamo i loro testi, i loro ben accolti romanzi dappertutto. Romanzi.
Leggiamo dunque e restiamo sconfortati dalle banalità che vi troviamo.
“Il pensa positivo che sono vivo, la bellezza che salverà il mondo, il ritorno nella terra natia e la resilienza al Sud dove tutte le cose si risolvono con la loro volontà”, con la volontà degli autori. 
Siamo annichilite ma poi vediamo che simili baggianate vengono scelti come libri di testo, simili banalità vengono presentati in fior di rassegne letterarie e “similia similibus” ci domandiamo quale direttivo di lettori, quale circolo letterario, abbia scelto e letto quei testi. 
Piuttosto suppongo che codesti circoli non scelgano il testo ma il potere che ha l’autore di imporre il testo, le amicizie e gli eventuali scambi di partecipazioni in altre rassegne che l’autore può offrire. 
Questo Racconterò a Dario nella intervista che a me farà per il New York Times.”
Grazie  per ‘New York Times‘, e adesso: fuoco alle polveri!

Ippolita, sfatiamo o confermiamo alcuni luoghi comuni sui libri tra i più noti, magari mettendoci un po’ del tuo ‘pepe’ che è la conoscenza vera dell’argomento in più di una delle sue rappresentazioni abituali.Innanzitutto, qual è a tuo parere il luogo comune più abusato sui libri? E lo confermi o lo smentisci?

“Qui lo dico e qui lo nego!” si diceva una volta al mio paese e il luogo comune più contraddetto è che si possa dire alcunché sui libri con libertà. Non esiste nessuna libertà perché bisogna stare attenti ai fuochi incrociati di chi leggerà, saranno pronti a sparare per primi i cecchini dell’ovvio. Logicamente qui stiamo parlando di libri di narrativa, non di libri scolastici o di manuali che servono per svolgere le professioni.

L’ambiente editoriale-letterario è fatto da piccoli circoli chiusi: è vero secondo te, e come funziona questo meccanismo? A cosa porta?

Esiste, purtroppo, una vera mafia, esiste una mafia crudele e spietata. Mancano solo le armi. Logico che non vi siano spargimenti di sangue ma diffusione di maldicenze, carriere stroncate, lotte fra agenzie, aste per accaparrarsi un autore, sottrazione di un autore alla piccola casa editrice quando costui si è fatto un nome da parte di una grande casa editrice ed ogni genere di notte dai grandi coltelli.

Uno dei luoghi comuni più diffusi è che la lettura, o cultura in generale, sia una cosa noiosa. E te lo devo confermare, anche perché spesso riescono a farla diventare noiosa anche a me che ci vivo! Se tu entrassi oggi in una classe di studenti, cosa diresti loro per non farsi ingannare dalle apparenze?

Ai ragazzi io dico sempre di osservare i gesti e non le parole, spesso ingannevoli. Poveri ragazzi! Te lo dico con la pena nel cuore. Vengono loro propinate sciocchezze autentiche. Ricordo Floris, per esempio, che discettava di bullismo e volle comprato il suo libro da tutti i bimbetti. Vale però il discorso sia per questi fenomeni televisivi che per ogni battitore o battitrice che battono scuole primarie e secondarie del loro territorio offrendo le scempiaggini da loro scritte e accettate non so perché da colleghi acquiescenti. Noia profonda. La narrativa è fatta da noia profonda per almeno più della metà della sua produzione.

Andiamo su un tema più ozioso, almeno in apparenza: definizione del termine ‘scrittore’. Chi è davvero uno scrittore, e chi no? C’è chi lo valuta per numero di vendite, chi per il solo aver pubblicato, chi per altri e non ben specificati motivi vari. Vogliamo darne una definizione sensata, approfittando del fatto che sei una filosofa e che, quindi, con il ragionamento hai un buona dimestichezza?

Chi è scrittore, di solito non si definisce mai tale. Vendere libri non vuol dire nulla, si può vendere un libro per motivi svariati, perché l’autore, o supposto tale, è un personaggio con molti followers, perché è un blogger famoso, perché ha un buon ufficio stampa e fa parte di una grande agenzia letteraria che lo impone anche sui bus pubblici, quindi non sono le vendite a dire alcunché. Le vendite fanno bene solo al portafoglio. Di solito ripeto uno scrittore non si definisce, lo si capisce di avere davanti uno scrittore a volte nella continuità ma a volte anche in quell’unica opera che poi attraverserà il suo tempo.

Tu che hai dimestichezza con la letteratura ‘alta’ (sei in giuria al Premio Brancati dal 2017) ma ti immergi nello stesso modo tra le pagine di perfetti sconosciuti e/o dilettanti, dicci una cosa: in Italia, premessa la qualità media del prodotto narrativo, sono più i geni incompresi e ingiustamente rifiutati dalle case editrici, o quelli che si sopravvalutano da soli? A tuo gusto fare nomi e cognomi, se ti va (è una provocazione e sorrido, nda).

In realtà io leggo libri bellissimi, di sconosciuti che poi divengono conosciuti, autori bravissimi, da me letti e applauditi alla loro prima opera: Domenico Dara, Peppe Millanta, Leonardo Malaguti, Simone Ghelli, Simone Lisi, Francesca Marzia Esposito… potrei continuare con Nicola Cosentino poi anche Premio Brancati per la sezione giovane. Bravissimi. C’è una narrativa meravigliosa in giro, si trova pubblicata nelle casi editrici stimabili e di ricerca come Exorma, Voland, Miraggi, TerraRossa. Solo per citarne alcune delle più amate e seguite.

Poi vi sono gli asini che vengono pompati anche nei circuiti regionali, provinciali, comunali e di associazioni varie, di Pro loco e rassegne letterarie che mai entreranno nel Regno della Litweb, unica forma di difesa: alzare il ponte levatoio a chi non mi piace!

Il self-publishing: c’è chi non lo legge a priori perché ‘tutta fuffa’. Molti autori e autrici invece hanno almeno provato a passarci per scelte dettate da diversi motivi. Tu come ti accosti all’argomento?

Io sono d’accordo su tutto. Certo che si può pubblicare da soli, è possibile. Può essere un gioco o può rivelarsi importante. Un modo come un altro per pubblicare. Io invece non sono d’accordo che l’autore debba pagare per pubblicare. Sconsiglio sempre tutti.

Tornando a toccare il tema dei circoli chiusi, dopo tutto quel che abbiamo detto, esiste allora veramente una sorta di ’emarginazione sociale’ verso persone in realtà più titolate di altre dall’ambiente?

Più che emarginazione sociale io la chiamerei Emarginazione letteraria. C’è un fare disonesto che tenta di affossare e diffondere maldicenze, che toglie la terra sotto i piedi ai bravi. Non so perché. Forse i mediocri sono più felici tra loro, oppure trovano più facilmente interessi che poi li sostengono, parlo proprio dell’uso strumentale del libro, come scambio di favori. “Tu mi inviti a questa rassegna poi io ti invito e ti premio alla mia, tu mi inviti al tuo circolo…” e insomma uno scambio orribile che penalizza chi non ha nulla da offrire in cambio. Va da sé che il Regno della Litweb non può offrire nulla e quindi non venga invitato quasi mai se non dai pochi temerari che si ribellano all’ordine costituito.

Le recensioni: servono davvero, e a chi? È vero che la maggior parte sono scritte male e tutte uguali, questo lo sostengo già io in partenza. Tu per esempio le leggi, e come le consideri? Con che spirito ti ci accosti?

Leggo moltissime e bellissime recensioni. Avendo scartato tutta la fuffa, leggo riviste letterarie da applaudire per la loro opera di diffusione seria della buona letteratura: CabaretBisanzio di Enzo Paolo Baranelli, Satisfiction, di Serino e Rossella Pretto, L’Ottavo di Geraldine Meyer, Letteratitudine di Massimo Maugeri, Zona di Disagio di Nicola Vacca, Recensire il mondo di Marco Patrone, Alessandra Farinola, PangeaNews e moltissimi altri. Ho un’ammirazione per le recensioni di Ginevra Amadio. Le recensioni sono un modo per conoscerci.

Come immaginate potremmo chiederci e dire di più, ma ci fermiamo a riflettere intanto su quanto appena detto. Se vi è piaciuta l’idea di sfatare i luoghi comuni con Ippolita, fatecelo sapere nel sondaggio qui sotto e, senz’altro, segnalatecene anche qualcuno voi se vi va.

Chi è Ippolita Luzzo:

laureata in Filosofia, calabrese di Lamezia Terme, è scrittrice e blogger oltre che naturalmente appassionata di Lettere, nonché giurata al Premio Brancati dal 2017, ma molto presente in varie vesti nelle attività letterarie locali e nazionali. Autrice del recente ‘Pezzi. Dal Regno della Litweb‘ (clicca sulla copertina per saperne di più) è redattrice del blog-rivista di critica e riflessioni letterarie Il Regno della Litweb

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