Dostoevskij per me, ieri e oggi

Dostoevskij per me, ieri e oggi

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Gustoso e delicato racconto personale su come la lettura dei libri di Dostoevskij ha toccato nel profondo la vita di una donna  

(di Angela Langone)

Quando scoprii Dostoevskij avevo meno di vent’anni, frequentavo la facoltà di Lingue dell’Università Statale di Milano e alle lezioni di letteratura russa del Prof. Malcovati a volte veniva anche una mia amica di Germanistica, anche se non doveva fare l’esame, solo per il piacere di sentirlo parlare dell’abilità del romanziere nel delineare i caratteri dei personaggi, delle sue pagine percorse da un’aria di decadenza e dei dettagli simbolici: quella collana di perle, così vivida nella narrazione, che quando si rompe e le perle cadono per terra, a me sembrò di sentirle tintinnare dentro l’aula.

Dostoevskij era stato umiliato e offeso, come i personaggi delle sue opere, aveva vissuto i lavori forzati in Siberia (da quella tragica esperienza derivò Memorie da una casa di morti); era scrittore di talento e successo, ma sempre tormentato dai suoi creditori; dettava i suoi romanzi direttamente in bella alla segretaria, perché non aveva il tempo, non poteva permettersi di ricontrollare le bozze. Aveva bisogno di soldi perché era un giocatore ossessionato dal vizio del gioco (Il giocatore).

Custodivo il ritaglio di un suo ritratto nel portafoglio e passavo notti sotto le stelle a parlare di lui.

Ero innamorata del principe Myškin, protagonista de L’idiota: l’uomo assolutamente buono, il puro, intorno al quale ruotavano tutti i personaggi, in cerca della sua approvazione.

Con Sabrina, che avevo conosciuto al corso di russo, ci scherzavo:

“Voglio anch’io un fidanzato come l’Idiota!”

Poi ci ridevamo in faccia, mascalzone: “Un fidanzato idiota? Vedrai che lo troveremo!”

In fondo, l’umorismo è un tratto che ho ritrovato anche in Dostoevskij: è una concezione del mondo che è anche una visione di grande pietà.

La tragedia e la satira sono sorelle e vanno di pari passo; tutte e due prese insieme si chiamano verità, scriveva Dostoevskij.

Ne I demoni, Pëtr Stepanovič, nichilista assassino, che fa da spalla a Stavrogin, è un personaggio non solo drammatico ma anche ridicolo, per la superficialità con cui si pone nei confronti degli altri personaggi.

Ne L’adolescente si trova ancora una volta una figura attorno alla quale ruota tutto questo mondo di ammiratori, di persone che si sentono inferiori, affascinate dal suo carisma e dalla sua posizione: si tratta di Versilov, padre naturale dell’adolescente protagonista del libro.

Quando aspettavo mio figlio, ho letto il passo in cui Versilov rifiuta dei cuscini che una donna si ostina a volergli dare in dono, e si schermisce sostenendo di averne già in gran quantità.

Non ho potuto fare a meno di citare quel passo nel mio romanzo Diario (tragicomico) di una mamma, trasferendo l’episodio nel periodo della gravidanza in cui le zie si presentano in casa portando doni non richiesti per il nascituro:

«Ho già una raccolta di una sessantina di cuscini ricamati, tutti con cani e con cervi», rispondo prontamente. Davide vede il romanzo di Dostoevskij abbandonato sul divano, con una penna infilata tra le pagine a tenere il segno, e capisce.

La zia, invece, no.

Nel 1849, all’età di 28 anni, Dostoevskij era stato arrestato per partecipazione a una società segreta con scopi sovversivi. La pena di morte fu commutata dallo zar Nicola I in condanna ai lavori forzati in Siberia.

Per una meschina crudeltà degli esecutori, Fëdor scoprirà di essere stato graziato solo pochi attimi prima della fucilazione, dopo essere stato portato sul patibolo.

Da questo trauma scaturiranno le ricorrenti crisi di epilessia che segneranno tutta la sua esistenza e che erano state anticipate da un singolo episodio, in occasione della morte di suo padre.

I personaggi di Dostoevskij sono creature profondamente inquiete, insicure, attanagliate dai sensi di colpa. Perdute. Gli Umiliati e offesi come lui, quelli che non hanno fatto la storia, poiché la storia la fanno i vincitori, ma che dalla storia non possono essere dimenticati.

Né da coloro che li hanno amati. Né dai lettori.

Personaggi eccezionali in eterno conflitto con se stessi: Dostoevskij li difende e soffre per loro in quanto uomini e donne degradati e incompresi.

  • La ragazza bellissima e perduta Nastasja Filippovna ne L’idiota, violentata ancora adolescente dal suo tutore, che non sente più di meritare l’amore.

  • Il nobile Stavrogin, il giovane viziato e immorale dei Demoni, che per punirsi della sua aberrazione sposa una donna povera e zoppa, lui che è desiderato dalle ragazze più oneste della nobiltà russa, e infine morirà suicida.

  • Il principe Myškin, afflitto da epilessia come lo stesso Dostoevskij, che spera in una vita normale, ma alla fine tornerà nella casa di cura in Svizzera, da cui era rientrato all’inizio del romanzo.

Dostoevskij era epilettico – scriveva John Fante. – Io avevo l’asma. Per poter scrivere bene, un uomo deve avere un’indisposizione fatale. Era l’unico modo per avere a che fare con la presenza della morte.

Forse gli scrittori più grandi sono quelli dalle vite così incredibili e che potrebbero stare essi stessi dentro a un romanzo.

Chi è Angela Langone: lucana di origine, ma lombarda di adozione, scrittrice e laureata in Lingue e Letteratura straniere all’Università Statale di Milano, dopo diverse esperienze in Germania, Scozia e Austria ha lavorato nella comunicazione in ambito editoriale e pubblicato la guida Lucani e Diario (tragicomico) di una mamma (Edizioni Sonda). Attualmente gestisce il sito www.viviconstile.it dedicato  allo stile in tutte le sue declinazioni

Dario Villasanta

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