La cultura a scuola: come si fa? Pt.4: il fattore umano

La cultura a scuola: come si fa? Pt.4: il fattore umano

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(di Laura Veroni, docente e scrittrice)

Dopo aver introdotto il tema della cultura scolastica, spiegateci la teoria e la pratica di un così arduo compito, la Prof. Veroni conclude il discorso con le sue considerazioni e, doverosamente, anche sulla sua esperienza con la DAD.

Prendere una classe, per una docente di Lettere, che trascorre dieci ore alla settimana per tre anni insieme ai suoi alunni, è un po’ come prendere dei “figli” e supportarli nel loro cammino di crescita in quella che (nella scuola secondaria di primo grado) è una fase di transizione molto importante della vita di ogni individuo: il passaggio dall’infanzia all’adolescenza.       
Personalmente ho molta nostalgia dei miei anni della scuola media. Posso affermare con certezza che sono stati i più belli della mia vita (scolasticamente parlando): ho affrontato nuovi studi, ho imparato tante cose che hanno arricchito il mio bagaglio di conoscenze, ho avuto insegnanti che mi hanno dato tanto e che ricordo ancora con affetto, mi sono percepita crescere, ho iniziato ad affermare la mia autonomia nei confronti della famiglia, ho coltivato amicizie importanti,  ho imparato a vedere il mondo come una realtà nella quale tuffarmi per sperimentare il  nuovo, il bello carico di attese e di speranze, di progetti, di sogni per il mio futuro, che immaginavo meraviglioso. Ecco, vorrei riuscire a far vivere le stesse cose ai miei alunni. Per questo cerco di infondere loro la cultura anche attraverso il racconto delle mie esperienze, scolastiche, ma non solo.     
Parlo molto con i miei studenti e li faccio parlare di sé. Non considero questo tempo perso: lo considero un arricchimento per tutti.         
I ragazzi, oggi più che mai, chiedono di ESSERE ASCOLTATI. È una loro necessità, quasi un bisogno primario, come quello del cibo. Perché?      
Nei loro temi, scrivono che mamma e papà non hanno quasi mai tempo di ascoltarli, che lavorano tanto, che sono sempre di corsa.
Il fatto è che noi adulti siamo completamente travolti dagli impegni del quotidiano, che fatichiamo a ritagliare degli spazi nei quali includere un momento importantissimo della vita familiare: l’ascolto dei nostri figli.        
Come educatrice, prima che come insegnante (poiché sono convinta che la prima missione di un docente sia EDUCARE, nel senso di AIUTARE I PROPRI ALUNNI A CRESCERE), ritengo doveroso, da parte mia, ASCOLTARE le loro richieste e RISPONDERE. Ma non voglio limitarmi alla risposta, voglio aprire la discussione, a costo di perdere un’ora di lezione, perché parlare di certe cose che riguardano la vita di noi esseri umani è, a mio avviso, molto più istruttivo che spiegare una regola grammaticale o un capitolo di storia o di geografia, che possono aspettare, di fronte all’animo umano che scalpita. Le domande intrinseche dell’uomo sul senso, sul significato di quello che riguarda sé stesso o il mondo o la vita sono, a mio giudizio, molto più importanti.  Io credo che, prima di pretendere che i nostri ragazzi ci ascoltino, dovremmo noi adulti imparare ad ascoltarli.  
Abbiamo mai provato a incontrare i nostri alunni come persone? Li conosciamo veramente, sappiamo chi sono? E abbiamo provato a farci conoscere per quello che siamo noi? Ruolo, etichetta, gioco delle parti: a me piace, di tanto in tanto, abbattere il muro.   
Mettersi in gioco, scoprire le carte, mostrarsi umani e vulnerabili. Magari potremmo acquisire più forza, riuscire a stabilire un contatto con il quale avvicinarli alla cultura in modo diverso.
Gli “Stadio” cantavano: Stabiliamo un contatto, ma facciamolo adesso, prima che sia troppo tardi, prima che passino gli anni a cambiarci… Pensiamoci.

Un discorso a parte è quello della DAD, la Didattica a Distanza, termine nato nell’epoca del Coronavirus o Covid 19, argomento che ha fatto e che fa ancora molto discutere. Chi avrebbe mai immaginato che un giorno saremmo arrivati a fare lezione da casa, dietro allo schermo del pc? Un anno e mezzo di DAD e c’è chi sostiene che gli studenti siano regrediti, quasi avessero cancellato dalla loro mente tutto quello che avevano appreso negli anni precedenti. I test Invalsi avrebbero messo in evidenza il disastro nell’apprendimento degli studenti a causa della DAD. Se devo esprimermi in merito, ritengo che questa modalità di scuola a distanza (necessario, in periodo di pandemia) abbia reso ancora più furbi coloro che lo erano già, non giovando alla loro formazione personale, ma non penso abbia danneggiato gli studenti volonterosi, quelli responsabili, che hanno comunque continuato a studiare seriamente, consapevoli dell’importanza della cultura e che, quindi, hanno saputo cogliere questa opportunità di crescita, senza arrestare il proprio percorso. Certo, è mancata la relazione diretta, ma ci sono stati insegnanti che sono riusciti a mantenere comunque un rapporto con i propri studenti, perché hanno sfruttato a loro volta il mezzo, lo strumento informatico offerto (qualcuno direbbe imposto) dal Ministero dell’Istruzione per mantenere il contatto di cui ho parlato sopra (Stabiliamo un contatto, ma facciamolo adesso, prima che sia troppo tardi, prima che passino gli anni a cambiarci…). In molti hanno contestato la DAD. Va bene, non è come essere in presenza, ma, pensiamoci, che ne sarebbe stato dei nostri alunni, se non ci fosse stata questa modalità alternativa di fare scuola?

Chi è Laura Veroni:

è nata il 14 04 1963 a Varese, dove vive attualmente.        
Ha frequentato il Liceo Classico “Cairoli” e si è laureata in Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.     
Insegnante di Lettere in una Scuola Secondaria di Primo Grado della sua città, ha un blog, Tutti i colori di Laura, e un sito didattico, La prof Veroni e i suoi alunni.    
È inoltre scrittrice di noir.  
Ha esordito come giallista, vincendo il premio di migliore scrittura femminile nel concorso GialloStresa 2013 con il racconto “La Chiesa”.           
Ha collaborato con il sito ThrillerNord, per il quale ha pubblicato numerose recensioni.

Ha pubblicato

I Delitti di Varese, Fratelli Frilli Editori 2016      
Varese, non aver paura, Fratelli Frilli Editori (Menzione Giallo Garda 4^ edizione) 2017
Il fantasma di Giada, Fratelli Frilli Editori, collana “I Frillini”   2018
Concerto di Morte, Fratelli Frilli Editori 2018    
Il ruolo, Autodafé Edizioni 2017  
Il passato non muore, Fratelli Frilli Editori 2019           
Thanatos, pulsione di morte, Amazon 2020     
Il mostro del Verbano, Morellini Editore 2020  

Vincitrice dei concorsi:

Cartoline di Natale 2013   
Premio Europa 2018         
concorso Beggi 2020         
Giallo Trasimeno 2021      

Dario Villasanta

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