“Una donna”, il ‘libro dimenticato’ di Oriana Ramunno

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(di Oriana Ramunno)

“Una donna” non è un libro dimenticato, ma un libro di cui si dovrebbe parlare di più, se non altro per capire che la situazione di alcune donne non è affatto cambiata dal 1906, anno in cui l’opera venne pubblicata.  È il romanzo autobiografico di Sibilla Aleramo ed è un libro complesso di emancipazione femminile.

A Sibilla Aleramo ci arrivai, durante i miei vent’anni, tramite un uomo (buffo a dirsi). Dino Campana era uno dei miei poeti preferiti e quando conobbi la tormentata storia d’amore che lo aveva legato alla Aleramo, si accese in me il desiderio di scoprire di più di questa donna. Quando iniziai a leggere il suo romanzo, divenne subito persona, autrice, non più solo “la donna dietro il poeta”, non più un’ombra. È il destino di molte grandi donne quello di ricevere attenzioni solo per la luce riflessa dei propri uomini, e rimanerne così offuscate.

A Sibilla Aleramo ci sono tornata in questi giorni. Ho ripreso in mano il libro per questioni personali di scrittura, e mi sono stupita di quanto il suo messaggio sia più forte e sentito, ora che io stessa sono una “donna”. Da ragazza mi avevano rapito la forza della Aleramo e la sua trasgressione. Nella rilettura, invece, mi ha colpito la sua profonda attualità. Nelle parole della Aleramo si rispecchiano le sofferenze di molte donne che ancora lottano contro violenze fisiche e psicologiche, contro regole impartite dalla società, contro catene non facili da vedere.

Ci sono altre due cose che, nella rilettura adulta, si sono scolpite con forza nella mia mente. Una è il rapporto salvifico con la scrittura, che diventa mezzo per ricostruirsi e affermarsi. Ho sentito un forte legame con questo concetto. L’altra è il tema dell’amore per i figli, che in Sibilla Aleramo diventa non più un mero fatto biologico, ma sentimentale, una vera scelta personale e non dettata dall’alto. Dopo un lungo percorso interiore, la Aleramo giunge a una conclusione che, secondo me, è il più bel manifesto d’amore che una madre possa produrre e il vero motivo per cui la mia rilettura è stata così travolgente. “Per quello che siamo, per la volontà di tramandare più nobile e più bella in essi la vita, devono esserci grati i figli, non perché, dopo averli ciecamente suscitati dal nulla, rinunziamo all’essere noi stessi.” Insomma, non c’è nulla di più bello, per un figlio, di essere amato da una madre che non rinuncia a essere “una donna”. Ora che sono madre, non posso che ringraziare la Aleramo per il coraggio di queste parole.

A conti fatti, leggere “Una donna” in due fasi diverse della mia vita è stato un viaggio che mi ha insegnato tanto. Mi ha fatto capire la strada che ho percorso, quella che sto percorrendo, e quella che voglio continuare a percorrere. È il potere di certi libri, quello di parlarci in maniera diversa in diverse fasi della nostra vita.

Chi è Oriana Ramunno:

Oriana Ramunno è originaria di Rionero in Vulture. Dopo aver vissuto a Berlino, si è trasferita a Bologna. È laureata in Scienze della Comunicazione e specializzata in Relazioni Internazionali, e oltre alla scrittura ha coltivato la passione per il fumetto e l’illustrazione. Nel 2016 vince il Premio WMI con il racconto “Gli alberi alti”. Il racconto giallo “Teriaca” è stato pubblicato in appendice a I Gialli Mondadori dopo aver vinto il concorso GialloLuna NeroNotte. Nel 2017 è finalista al Premio Alberto Tedeschi col romanzo Moloch. Nel 2018 vince il primo premio de Il Giallo in Provincia con il racconto “Sassi” ed esce con il romanzo “L’amore malato” nello speciale Mondadori sul femminicidio “Amori malati”. Nel 2018 si classifica seconda al Premio Il Battello a Vapore con il romanzo “I draghi di Aleppo”. A marzo 2021 ha esordito in libreria per Rizzoli con il thriller “Il bambino che disegnava le ombre”, che sarà tradotto nel mondo anglosassone nell’autunno 2022 da HarperCollins UK.

Dario Villasanta

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