Come ti scrivo un bacio

Come ti scrivo un bacio

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(Intervista di D. Villasanta a Nina Nocera, Cristina Venneri e Alberto Sagna)

Uno dei momenti più intensi nella vita di una persona è senz’altro quello del bacio. Chi di noi infatti non ha mai nutrito aspettative, o coltivato sogni e fantasie riguardo ai baci dati e a quelli non dati, fantasticati? Nella letteratura  costituiscono senz’altro un momento topico della narrazione, da cui si snodano spesso le trame, ma come si scrive un bacio in letteratura? Ci ha pensato un collettivo di scrittori a dar forma alle diverse accezioni del bacio e ai vari modi di trasporlo in letteratura, con una raccolta di racconti dedicati che hanno deciso di regalare perché fosse fruibile a tutti e non nascondo che la cosa mi ha incuriosito non poco. Perciò, ora vi faccio raccontare da loro come si scrive un bacio.

 

Ditemi i perché di un bacio, dato o non dato, e i vari modi in cui si può raccontare in letteratura.

(N.Nocera) – Un bacio è come un ponte, nasce per congiungere ma può anche essere ostacolo. I modi per raccontare un bacio possono essere molteplici e coinvolgere tanto i sensi quanto l’immaginazione.  I baci non dati sono sicuramente quelli che sollecitano l’immaginazione e la fantasia, perché innescano una sorta di struggente Sehnsucht, non a caso frequentissimi nella letteratura romantica.

 

(C. Venneri) – Il mio racconto La sostanza impalpabile vibrante parla dell’inevitabilità di un bacio. Un bacio è prorogabile all’infinito ma esiste già, che si manifesti o no, nel desiderio che lo precede e perciò può essere facilmente immaginato se non proprio idealizzato. Mi riferisco, in questo caso, a un ‘primo bacio’ perché è quello in cui sfocia tutto il desiderio accumulato nelle fasi che lo precedono e simbolicamente rappresenta una liberazione da una cella ad alta tensione.

Raccontare un bacio in sé per sé vorrebbe dire descrivere un movimento meccanico tra due bocche che si contaminano. La descrizione di un bacio in letteratura infatti corre un alto rischio di cadere nella banalità. Credo che il modo migliore per raccontare un bacio in letteratura sia evitare di descriverlo e raccontare, invece, l’atmosfera che lo precede e ciò che continua a esistere intorno nel momento in cui per i soggetti coinvolti si annulla il tempo e lo spazio. Solo Dante può scrivere la bocca mi basciò tutto tremante, ma noi non siamo Dante. Io, per sentirmi a mio agio con un tema così largamente trattato, quando mi accingevo a scrivere il racconto per la raccolta ho preso i Sillabari di Goffredo Parise e ho aperto alla B, ho letto il racconto Bacio e dopo qualche giorno ho scritto il mio.

(A.Sagna)  – Non c’è un ordine privilegiato tra i sensi, ma il bacio apre l’accesso all’aspetto carnale della natura, è il contatto più poetico con il corpo degli altri, nasce da una spinta irrinunciabile che è desiderio, c’è dentro un groviglio di esperienze che si intersecano con il sentimento, e lì inizia il filo della narrazione del rapporto, proprio dove trovano radice caos e bellezza, istinto condotto da labbra piene di rossore.

Bisogna essere dei visionari per dare un bacio, e forse il bacio è solo una visione, quando tutti i contorni dei luoghi incominciano a sfumare, e tutto può andare anche oltre l’immaginazione come nel bacio tra Amore e Psyche di Antonio Canova dove Cupido mandato da Venere per punire la donna di straordinaria bellezza, sbagliando il tragitto della freccia, si innamora di lei e tra i due nasce un amore proibito. Ecco proprio lì c’è la risposta ai baci non dati, perché nella geometria delle figure costruite dal Canova c’è la rappresentazione di una linea di forza palpabile tra i due corpi che sfiorano, che è attesa eterna.

Se pensiamo che sin da Apuleio, in quella favola nata all’interno delle Metamorfosi, l’arte si è interessata ai baci, anche la letteratura si è mossa e si muove lungo questa strada da Dante a Shakespeare, sondando ciò che accade dentro e fuori i corpi e negli sguardi.

Il bacio è poesia o la poesia racconta baci più di ogni altra forma di scrittura, questo diventa a sua volta un interrogativo interessante, perché contiene molti elementi, non è mai un punto fisso, piuttosto oscilla come i versi su una strofa, cerca rime come labbra, si interseca in modo elevato con lo spirito che va oltre ogni previsione.

Ed è quello che voglio vedere scritto, che mi aspetto nella lettura di una poesia o di un romanzo, e un racconto deve saper virare verso la poesia quando si parla di baci, deve elevarsi, trovare una fisonomia con le parole, adattarsi a un nuovo campo, come quando nella terra troviamo diverse seminature che seguono una linea dritta scavata con la zappa ma poi, quando crescono e germogliano, sono diverse. Ecco, io credo che il bacio in senso metaforico possa essere ovunque nella letteratura, quello che conta davvero e la sua rappresentazione, dove c’è un segmento cronologico e una forma che scava nella storia.

 

Entrambi  voi, Nina e Alberto, avete raccontato di baci mai ricevuti né dati. Perché? È forse più difficile raccontare un bacio reale che uno immaginato?

(N.Nocera) – Non amo le rose che non colsi, disse  Gozzano.  Nel bacio negato , mai dato, c’è un residuo di desiderio in potenza che genera un’ energia vigorosa, dal punto di vista narrativo. Come esperienza è un’assenza viva,  un fantasma che può diventare nostalgia, ossessione, rimorso.  Dentro un bacio immaginato si possono costruire mondi interi mondi. Pensiamo cosa sarebbe successo se Paolo e Francesca, Romeo e Giulietta,   Lèon  ed Emma non si fossero mai baciati. Avremmo avuto storie di baci non dati che ne avrebbero stravolto il senso che conosciamo.

 

(A.Sagna) – Creare un personaggio è un po’ come donargli vita, come Collodi dentro la sua fiaba, Pinocchio era di legno, ma vive creando una metafora della condizione umana interpretabile in moltissimi modi, con pensieri di un bambino in carne ed ossa. Non sempre la vita di uno scrittore rispecchia quella scritta dentro un racconto o un libro, qualche ispirazione c’è, ma molte volte la tengo lontano, cerco di seguire piuttosto le loro vite, mi interessano di più, voglio approfondire i destini degli altri.

Qualche volta può capitare che di un bacio visto, rubato da immagini di altri, magari dentro un vicolo, nasca una storia, che non vuole dire rappresentare solo un bacio. C’è molto più, c’è una visione più lunga, c’è tutto quell’istante in cui una creatura prende forma e i personaggi iniziano a muoversi nella testa, e poi escono da quel vicolo nascosto e vivono di vita loro, hanno paure, angosce, sensazioni forti che sorprendono anche me.

Probabilmente, in questo perenne navigare nelle vite degli altri c’è l’associazione del vissuto all’immaginario, dove la finzione intacca il contenuto dei ricordi, quelli che ho, la mia esperienza. Ma cerco sempre di mettere degli argini, come dei sacchi in un campo di guerra dove il luogo in cui scelgo di andare è fuori dalla trincea, o dal tunnel scavato, per pescare storie.

Cristina, dato che sei la curatrice della raccolta raccontami perché è nata questa raccolta di racconti sui baci che avete deciso di scrivere e regalare.  E perché proprio sui baci?

Baci è la terza raccolta di racconti a tema prodotta dal gruppo di Pandemica Pseudoedizioni. L’idea di questa pseudo-casa editrice è di Filippo Tuena che ancora prima di idearla aveva radunato un gruppo di autori durante il lockdown del 2020 per la raccolta L’ultimo sesso al tempo della peste (Neo.) i cui ricavati sono stati devoluti al Centro Senologico dell’ospedale di Ortona. L’ho trovata un’esperienza molto utile perché scrivere di sesso in un momento di oppressione ha creato uno spazio di evasione e vitalità e al tempo stesso abbiamo potuto offrire attraverso la scrittura un contributo alla situazione di emergenza in cui ci trovavamo. Sulla scia di quella raccolta, anche in virtù del gruppo che si era creato, abbiamo avuto piacere a continuare a scrivere insieme e così, nell’arco di un anno, sono venute fuori le raccolte Cene di Natale, Aperitivi e Baci. I temi scelti sono collegati all’idea originaria di rimanere aggrappati attraverso l’immaginazione a ciò di cui siamo stati privati in questi ultimi anni: Cene di Natale è stato scritto a dicembre 2020 in prossimità del decreto che ci ha fatto rinunciare al cenone a cui eravamo abituati; Aperitivi è uscito il 26 aprile 2021 in occasione della riapertura delle attività economiche e sociali; il tema dei Baci, invece, è stato proposto da Maurizio Pansini (autore di calembour letterari su Satisfiction) che si è unito al gruppo proprio in occasione della sua proposta legata al concetto di vicinanza e condivisione.

Infine, sulla scelta di diffusione gratuita dei pdf: ci tengo a precisare che Pandemica Pseudoedizioni non è una casa editrice registrata. Più in generale ci piaceva l’idea della strenna e soprattutto la possibilità della moltiplicazione degli invii perché il core del progetto prevede che ogni PDF ricevuto sia a sua volta regalato ad altri e così via.

Per concludere: qual è il bacio letterario che vi è rimasto più impresso, e perché?

(N.Nocera) – Il bacio iperbolico di  Catullo a Lesbia (dammi mille baci e poi ancora mille…). Un bacio non erotico ma enigmatico e perturbante, quello che Cristo dà all’Inquisitore a conclusione della Leggenda contenuta all’interno dei Fratelli Karamazov. Ci sono state mille interpretazioni riguardo a questa scena, se il bacio è un atto di perdono, oppure un simbolo della superiore visione della libertà maior  incarnata da Cristo, rispetto a quella nichilista e giuridica della libertà minor incarnata dall’Inquisitore.

(C. Venneri) – Quando si parla di baci si dà un po’ per scontato che si tratti di baci erotici ma il mio bacio letterario preferito è di altra natura. È il bacio primordiale: il bacio della madre che Marcel Proust racconta con la grazia che lo contraddistingue all’inizio de La strada di Swann. Facile dire perché questo bacio mi stia a cuore: perché il bacio della mamma è il bacio più dolce, il primo che conosciamo, che ci apre al sentimento dell’amore. Ma è anche, proprio per questo, un bacio che diamo per scontato, di cui possiamo quasi abusare e invece Proust ci fa accusare quello strappo causato dalla inconcepibile negazione del bacio materno. Sono pagine piene di angoscia e desiderio in cui il piccolo Marcel sfida il pericolo inevitabile del castigo pur di ottenere l’agognato bacio.

(A.Sagna) – Non leggo letteratura romantica, questo non vuol dire che sia distante da scene sentimentali, mi interessano molto per come sono raccontate.

Prendiamo per esempio Ugo Foscolo, quando dice “Io sono destinato ad avere l’anima perpetuamente in tempesta”. Questo è una forma sublime nelle lettere di Jacopo Ortis che descrive un bacio metaforico, ed è quello che voglio leggere tra le righe.

Il bacio è un amore implacabile, e se fermiamo queste parole, le fissiamo come un chiodo nella mente, ciò che distrugge o attrae non è il bacio in sé, ma quanto sia implacabile o distruttivo, e allora, bisogna arrivare a trovare la forma per raccontare tutto questo. Ma la forma richiede nella fase della stesura di un racconto molta sottrazione, e più si eliminano pezzi inutili maggiormente diventa affilata la narrazione e in superficie riesco a far salire ciò che prima avevo imprigionato.

Calvino scriveva che il racconto è un’operazione sulla durata, una sorta di incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo, e allora cerco di sperimentare una parola adatta che fissi nel tempo l’immagine andando alle origini di un processo linguistico che incontra oggetti, persone, sensazioni, diventando poi un insieme.

 

Scott Fitzgerald nel suo romanzo Il grande Gatsby rappresentò molto bene quella condizione umana dell’uomo che ama e aspetta, quando leggiamo “Sapeva che baciando quella ragazza, e unendo per sempre quelle indicibili visioni al mortale respiro di lei, la sua mente non avrebbe più spaziato come quella di Dio. Perciò aspettò.”

C’è il desiderio di piacere a tutti, la frustrazione, il lusso, la vita sfrenata, la storia di un uomo che è mistificatore e bugiardo, ma crea la cornice di un amore lungo, impossibile e immortale. Quello che voglio dire è che il bacio può avere anche livelli alti di letteratura diventando poi un classico, come del resto nel romanzo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Recentemente ho letto anche alcune poesie di Patrizia Cavalli, in Vita Meravigliosa, dove va alla ricerca di un’esattezza linguistica, millimetrica, che si svolge sul filo dell’ossessione amorosa e torna alla memoria con Elsa Morante. Per fare un certo tipo di letteratura e creare visioni verbali bisogna avere tutti gli strumenti, non basta il bacio carnale.

Scrivere di baci è sempre pericoloso.

Cristina Venneri è nata a Taranto, ha studiato Lettere classiche a Messina e ha frequentato la Scuola del libro a Roma. Autrice di un romanzo in prossima uscita per Quodlibet, ha partecipato alla raccolta di racconti “L’ultimo sesso al tempo della peste” (Neo.). Scrive sul quotidiano di scritture «Il cucchiaio nell’orecchio», scrive versi con lo pseudonimo Vìola Scutra e gioca a fare la redattrice di Pandemica Pseudoedizioni.

Antonina Nocera Antonella (Antonina) Nocera – vive a Palermo, è docente di materie letterarie e latino, gestisce il bookblog http://www.Bibliovorax.it Si occupa di critica letteraria, ha pubblicato una monografia su Dostoevskij per la collana di critica letteraria FrancoAngeli Angeli sigillati. I bambini e la sofferenza nell’opera di F.M. Dostoevskij.(2010) e Metafisica del sottosuolo (Divergenze Edizioni, 2020). È stata borsista di ricerca post laurea presso il dipartimento di Letteratura russa dell’ Università di Stato di San Pietroburgo (2011) Ha collaborato con riviste e case editrici e all’attivo ha dei progetti di scrittura in ambito saggistico e narrativo.

Alberto Sagna Scrive per la pagina culturale del quotidiano Momento Sera, ha pubblicato racconti apparsi su varie riviste, tra cui Succede Oggi”, Il primo amore, sul quotidiano La Città – Provincia di Teramo, Neo editore, e con la Giulio Perrone editore nell’antologia “Un’estate a Roma”.

Dario Villasanta

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